LUCA PANCRAZZI
Nato a Figline Valdarno (FI) nel 1961. Vive e lavora a Milano.
CIRCOSPEZIONE A CALDOGNO.
STRATEGIE E TECNICHE DELL’AVVICINAMENTO.
Progetto fotografico per C4, 2006
Non guardo troppi particolari intorno quando guardo dritto davanti. Lo faccio essenzialmente per concentrarmi sulla
traiettoria assecondando le modifiche da intraprendere. Mi ficco dentro alle densità e ne esco in coda o davanti a tutti.
Avvicinarsi e sentire il centro che si avvicina, con la sua gravità è difficile in territori come questi dove le urbanizzazioni
dei singoli piccoli centri hanno una gravità ridotta e diffusa. Tutti si sono alleati per rendere lo spazio tra un centro e
l’altro mimetico, simile. Ed ecco, almeno sulla strada, i lavori in corso e le buche a rendere unico il tratto e ci
restituiscono la certezza che non stiamo percorrendo la stessa a loop ma stiamo proseguendo in una direzione da un
punto ad un altro.
Avvicinarsi è a tutti gli effetti una pratica che richiede cura e circospezione, se principalmente si approccia il territorio
per la prima volta, particolari apparentemente irrilevanti si fermano nella retina come nella pellicola, e se l’antropologia
dei segni ci restituisce pochi stimoli, l’attenzione si concentra sul ritmo dei vuoti e dei pieni, sia quelli spontanei come
quelli speculativi.
Attraversiamo senza poter fare appello ad alcuna tradizione moderna di riferimento per quello che vediamo, poca qualità diffusa
viene incontro ai nostri occhi. Questo ci permette almeno di concentrarci sugli scarti naturali di questa urbanizzazione stratificata.
Qui come nella quasi totalità del nostro territorio siamo di fronte a piccoli centri, tecnicamente immersi nella campagna
che hanno visto distrutta, fuori da loro centro, la qualità media architettonica già dall’avvento dell’asfalto.
Se l’Italia manca di progetti urbanistici moderni qui in maniera frattale si percepisce questa non regola,
eppure anche questo territorio è sicuramente più interessante di quello che si lascia leggere dall’esterno.
Chi passa ed osserva deve individuare bene le stratificazioni e gli scalini culturali tra i vari livelli.
Quando allora mi sono limitato ad osservare di sbieco lo scenario attraversato per raggiungere Caldogno attaverso l’A7,
e poi proseguire per lo svincolo che ci permette di sfiorare Vicenza, per continuare attaverso la statale verso le montagne,
non ho trovato molte indicazioni prospettiche con un carattere indimenticabile mettendomi in crisi il risultato della missione.
Quindi tradendo il primo punto qui dichiarato, mi concentro sul bordo destro della strada, quello dalla parte del passeggero
per intenderci.
Da quel finestrino il paesaggio passa velocissimo, e non posso osservare quasi niente mentre guido. Posso però provare a mettere
a punto una triangolazione intuitiva tra quello che osservo ad una cinquantina di metri davanti a me nel momento in cui si piega
sul lato destro dove l’occhio, la mente, e il braccio teso con la macchina fotografica scattano cercando una sincronia spazio
temporale coi mutamenti mutabili.
Lo spazio della prospettiva centrale si piega e si trasforma in una scia preziosa e ricca di particolari appena intuiti e
riacquisiti col meccanismo del diaframma.
I documenti fotografici sono così il risultato di una destrezza fatta di intuito tempismo e caso. Il paesaggio e i suoi errori
si rivelano ai miei occhi solo dopo un successivo sviluppo che fa mi percorrere un’altra volta, per la prima volta, quel percorso
che mi ha portato a Caldogno.
(da Fotografi x C4, in C4 Index, numero 0)
Il tema centrale della ricerca di Luca Pancrazzi è il processo artistico in quanto tale. Le grandi tele, le fotografie,
i lightbox ed il video servono a Pancrazzi per mostrare allo spettatore l'azione creatrice dell'artista mentre plasma e trasforma
la "materia", ad esempio una tela, un'immagine fotografica, un vetro conferendogli così una identità totalmente nuova.