A partire dal 2006, Villa Caldogno, il Bunker e tutta l'area circostante sono stati i soggetti degli scatti di alcuni fotografi. Ne sono risultate interessanti campagne fotografiche degli spazi, delle attività e dei progetti espositivi che permettono di indagare C4 da differenti punti di vista.



OLIVO BARBIERI

Nato a Carpi nel 1954. Vive e lavora a Carpi.

L’ALBERO IL BUNKER IL LABIRINTO IL TELEFONINO
Progetto fotografico per C4, 2006

Rivedendo queste immagini mi sono ricordato del discorso che Jean Cocteau tenne nel 1956 quando fu ricevuto ad Oxford.
“Il mio amico Pobers, titolare di una cattedra di parapsicologia a Utrecht, fu inviato in missione alle Antille per studiare l’impiego della telepatia, di uso corrente tra la gente semplice. Le donne, quando vogliono comunicare col marito o col figlio in città, si rivolgono ad un albero, e padre o figlio portano ciò che loro è stato chiesto. Un giorno che Pobers assisteva a quel fenomeno e domandava ad una contadina perché si servisse di un albero, ricevette una risposta sorprendente e adatta a risolvere tutto il problema moderno dei nostri istinti atrofizzati dalle macchine su cui l’uomo si adagia. Ecco dunque la domanda: “Perché vi rivolgete ad un albero?”. Ed ecco la risposta: “Perché sono povera. Se fossi ricca avrei il telefono”. Le Matin des magiciens, Gallimard 1960
(da Fotografi x C4, in C4 Index, numero 0)

Olivo Barbieri inizia ad esporre nel 1978. Dai primi anni Ottanta approfondisce una ricerca che ha per soggetto l'illuminazione artificiale; dal 1989 viaggia regolarmente in Oriente e particolarmente in Cina e partecipa a numerosi eventi internazionali dedicati alle arti visive.
Barbieri elabora da diversi anni un complesso progetto espressivo in cui procede alla raffigurazione in chiave simbolica, e quindi non realistica, dei luoghi e degli ambienti nei quali vivono gli esseri umani.
Le sue immagini non sono vicine al reportage, né ingabbiate in una fredda e tecnicistica analisi architettonica, né riscontrabile un'interpretazione di tipo sociale, né tendenza estetizzante. Barbieri insegue un difficile distacco poetico, che corrisponde, di fatto, ad un allontanamento fisico dall'oggetto rappresentato, scelta in grado di restituire al fruitore la dimensione irreale del mondo. Da sempre attento alle mutazioni metropolitane e al rapporto tra realtà e virtualità, Barbieri si rifà al concetto di avatar, ovvero rappresentazione fisica di un soggetto all'interno di un mondo virtuale: anche una città intera può essere rappresentazione di se stessa.








LORENZO CERETTA

Lorenzo Ceretta è l’autore della campagna fotografica dei progetti artistici realizzati per il Centro C4 nel 2009. Con i suoi scatti ha ripreso anche gli artisti stessi al lavoro e i momenti di arrivo e allestimento delle opere. Ceretta ha inoltre realizzato il progetto fotografico del Bunker durante e dopo i lavori di restauro architettonico.



FRANCESCO JODICE

Nato a Napoli nel 1967. Vive e lavora a Milano.

RITRATTI DI CLASSE
Progetto fotografico per C4, 2006

Quando eravamo piccoli giocavamo con i “trasferelli”. C’erano diversi scenari tra i quali scegliere: il far west, un paesaggio lunare, il mondo preistorico, un fondale marino e a ciscuno si associava il suo paesaggio umano: cow-boy, astronauti, dinosauri o pesci da collocare attraverso la decalcomania in punti diversi del loro scenario. Ma potevi anche fare un gioco diverso, potevi incrociare questi paesaggi, potevi cioè sistemare un bracheosauro nel saloon o un delfino sulla luna. Per divertirsi era possibile decontestualizzare il paeaggio umano risetto alla scena, far si che risultasse come una dissonanza tra luoghi e figure, pietre e persone.
Non è così diversa l’impressione che potremmo avere oggi attraversando l’Italia in un viaggio per punti che ci trasporti di scuola in scuola, di classe in classe, in un infinito confronto all’americana tra i ragazzi che oggi abitano i nostri paesaggi e che domani li trasformeranno.
“Ritratti di classe” è un lombrosario, un Atlante dei costumi e delle resistenze, un abaco dei somatismi e delle improbabilità. Tra volti e colori inattesi, mode, tradizioni, conformismi, alterità e comunioni misuriamo le distanze tra volto e volto, tra ieri e oggi abituandoci a riscrevere mentalmente i parametri con cui leggere una nuovo paesaggio di relazioni.
Nei “ritratti di classe” i ragazzi guardano noi, le fotografie, per una volta, guardano l’osservatore e nel ribaltamento del punto di vista si stabilisce un confronto\affronto al quale è difficile sottrarsi.
(da Fotografi x C4, in C4 Index, numero 0)

Francesco Jodice è artista dei paesaggi sociali: la sua ricerca investiga i cambiamenti nel comportamento sociale di individui qualsiasi o di intere comunità in diversi ambiti urbani e geografici. Nel 1995 inizia a lavorare con la fotografia, il video, la scrittura e la creazione di mappe. Nel 1996 si laurea in architettura. Nel 2000 è uno dei membri fondatori di Multiplicity, network internazionale di architetti ed artisti. Dal 2004 è docente di Teoria e Pratica dell'immagine tecnologica presso la facoltà di Design e Arte, Università di Bolzano, dal 2005 è docente di Fotografia presso la Nuova Accademia di Belle Arti, Milano.



ARMIN LINKE

Nato a Milano nel 1966. Vive e lavora a Milano.

VILLA E VILLETTE.
Progetto fotografico per C4, 2006

Agricoltura, minicapannoni, case con fabbrichetta, villetta e garage, appartamenti bunker, parcheggi e infrastrutture sportive e funerarie.
Le fotografie raccontano le tracce della trasformazione degli ultimi decenni.
Avrei anche potuto fare a meno di fare le foto personalmente : se potessi continuare il lavoro sarebbe interessante selezionare e accostare le immagini documentative dell'ufficio di urbanistica (edilizia privata) e raccogliere attraverso gli studenti le immagini degli album di famiglia per osservare gli sfondi delle foto.
Delle immagini fatte senza motivazione estetica ma con una forza narrativa propria.
Verificare la trasformazione da casa rurale a casa con pianterreno dedicato a attività produttive alla casa appartamento slegata dal lavoro ormai terziario alla infrastruttura ricreativa che diventa a sua volta prodotto o servizio terziarizzato da offrire e rivendere agli stessi cittadini.
(da Fotografi x C4, in C4 Index, numero 0)

Armin Linke è uno dei protagonisti della giovane fotografia italiana, che si sta imponendo sul piano internazionale. Alla Biennale di Venezia ha esposto il progetto “Book on demand”. "Book on demand" permette di comporre dal sito dell'artista un proprio libro scegliendo 16 tra più di 5000 immagini, componendole in un layout. Pagando le semplici spese vive, il libro viene recapitato in tre settimane stampato con un nuovo sistema digitale offset in copia unica. L'artista mette così a disposizione le immagini permettendo una interazione con il pubblico, creando un nuovo micro-sistema di distribuzione aperto, saltando il sistema delle case editrici. Un progetto interattivo e di grande collaborazione e anche un modo per collaborare in gruppo e cercare di pensare come le fotografie possano essere usate in nuovi modi.



LUCA PANCRAZZI

Nato a Figline Valdarno (FI) nel 1961. Vive e lavora a Milano.

CIRCOSPEZIONE A CALDOGNO.
STRATEGIE E TECNICHE DELL’AVVICINAMENTO.
Progetto fotografico per C4, 2006

Non guardo troppi particolari intorno quando guardo dritto davanti. Lo faccio essenzialmente per concentrarmi sulla traiettoria assecondando le modifiche da intraprendere. Mi ficco dentro alle densità e ne esco in coda o davanti a tutti.

Avvicinarsi e sentire il centro che si avvicina, con la sua gravità è difficile in territori come questi dove le urbanizzazioni dei singoli piccoli centri hanno una gravità ridotta e diffusa. Tutti si sono alleati per rendere lo spazio tra un centro e l’altro mimetico, simile. Ed ecco, almeno sulla strada, i lavori in corso e le buche a rendere unico il tratto e ci restituiscono la certezza che non stiamo percorrendo la stessa a loop ma stiamo proseguendo in una direzione da un punto ad un altro.
Avvicinarsi è a tutti gli effetti una pratica che richiede cura e circospezione, se principalmente si approccia il territorio per la prima volta, particolari apparentemente irrilevanti si fermano nella retina come nella pellicola, e se l’antropologia dei segni ci restituisce pochi stimoli, l’attenzione si concentra sul ritmo dei vuoti e dei pieni, sia quelli spontanei come quelli speculativi.
Attraversiamo senza poter fare appello ad alcuna tradizione moderna di riferimento per quello che vediamo, poca qualità diffusa viene incontro ai nostri occhi. Questo ci permette almeno di concentrarci sugli scarti naturali di questa urbanizzazione stratificata.
Qui come nella quasi totalità del nostro territorio siamo di fronte a piccoli centri, tecnicamente immersi nella campagna che hanno visto distrutta, fuori da loro centro, la qualità media architettonica già dall’avvento dell’asfalto. Se l’Italia manca di progetti urbanistici moderni qui in maniera frattale si percepisce questa non regola, eppure anche questo territorio è sicuramente più interessante di quello che si lascia leggere dall’esterno. Chi passa ed osserva deve individuare bene le stratificazioni e gli scalini culturali tra i vari livelli. Quando allora mi sono limitato ad osservare di sbieco lo scenario attraversato per raggiungere Caldogno attaverso l’A7, e poi proseguire per lo svincolo che ci permette di sfiorare Vicenza, per continuare attaverso la statale verso le montagne, non ho trovato molte indicazioni prospettiche con un carattere indimenticabile mettendomi in crisi il risultato della missione. Quindi tradendo il primo punto qui dichiarato, mi concentro sul bordo destro della strada, quello dalla parte del passeggero per intenderci.
Da quel finestrino il paesaggio passa velocissimo, e non posso osservare quasi niente mentre guido. Posso però provare a mettere a punto una triangolazione intuitiva tra quello che osservo ad una cinquantina di metri davanti a me nel momento in cui si piega sul lato destro dove l’occhio, la mente, e il braccio teso con la macchina fotografica scattano cercando una sincronia spazio temporale coi mutamenti mutabili.
Lo spazio della prospettiva centrale si piega e si trasforma in una scia preziosa e ricca di particolari appena intuiti e riacquisiti col meccanismo del diaframma.
I documenti fotografici sono così il risultato di una destrezza fatta di intuito tempismo e caso. Il paesaggio e i suoi errori si rivelano ai miei occhi solo dopo un successivo sviluppo che fa mi percorrere un’altra volta, per la prima volta, quel percorso che mi ha portato a Caldogno.
(da Fotografi x C4, in C4 Index, numero 0)

Il tema centrale della ricerca di Luca Pancrazzi è il processo artistico in quanto tale. Le grandi tele, le fotografie, i lightbox ed il video servono a Pancrazzi per mostrare allo spettatore l'azione creatrice dell'artista mentre plasma e trasforma la "materia", ad esempio una tela, un'immagine fotografica, un vetro conferendogli così una identità totalmente nuova.












Studio ORCH


Fulvio ORsenigo è nato a Milano il 18 luglio 1961. Inizia a fotografare durante un soggiorno di due anni nell’isola di Stromboli; dal 1991 lavora come fotografo professionista, prevalentemente nei campi dell’architettura e del paesaggio. Tra il 1996 ed il 1997 ha collaborato come fotografo e coordinatore di una campagna fotografica su Porto Marghera a cui hanno partecipato alcuni tra i più importanti fotografi italiani (Venezia – Marghera, esposta alla XLVII Biennale di Venezia del 1997, e successivamente all’Istituto Suor Orsola di Napoli e al Centre Canadienne d’Architecture di Montreal).
Vive e lavora a Venezia.

Alessandra CHemollo è nata a Treviso il 20 agosto 1963 e vive a Venezia. Si è laureata nel 1995 presso il Dipartimento di Storia dell’Architettura dello Iuav, con una tesi volta ad analizzare le relazioni tra architettura e fotografia nel mondo contemporaneo (Storia fotografica di Alvaro Siza, relatori Proff. Marco De Michelis e Paolo Costantini). Dal 1986 svolge l’attività professionale come fotografa. È titolare del corso di fotofgrafia FSE presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Fulvio Orsenigo e Alessandra Chemollo nel 1991 hanno fondato lo studio ORCH.